Ondate di calore: il mondo si scioglie e si secca

L’Artico scompare, crescono i deserti e uscire di casa diventa pericoloso. Nuove ondate portano il mondo a temperature mai toccate prima, ed esse possono ancora aumentare.  

Ormai se ne sente spesso, o sempre, parlare, ma insomma: che cos’è un’ondata di calore? Ci sono due approcci, per definire il fenomeno:

  • Epidemiologico: viene verificato quanto un’elevata temperatura abbia incidenza sulla nostra salute. Vengono così stabilite delle soglie di temperatura, e se oltre queste soglie è stato registrato già in passato un aumento di mortalità o morbilità. È chiaro che le soglie varieranno a seconda del paese e che per tale ragione questo approccio non può dirsi universale;
  • Climatologico: approccio più recente nato dalla necessità di uniformare il concetto di “evento estremo”, fra i quali eventi è stata inserita anche la sopracitata “ondata di calore”. Vengono così posti in relazione gli studi climatici relativi a determinati eventi meteorologici verificatisi in determinati paesi.

 

Ma è vero: il fenomeno è stato magnificamente approcciato, ma ancora: che cos’è nello specifico? Domanda plausibile, alla quale si daranno ben due risposte, le quali differiscono per forma, o per tono, ma non per esattezza:

  • Il WMO (World Meteorological Organization) dichiara che si può parlare di ondate di calore quando, per almeno 6 giorni consecutivi, la temperatura è costantemente superiore al 90° percentile di quel determinato giorno rispetto al periodo climatologico di riferimento (1981-2010 oppure 1991-2020);
  • Ondata di calore significa che ormai, sempre più spesso, non si respira, che qui non ci sono due dita di vento, che devi farti sei docce al giorno e che annaffi inutilmente la piantina, che il cubetto di ghiaccio si scioglie quando manco è nel bicchiere, che non si sa dove stare, ecc.

Può essere che un giorno la distanza fra la Terra e il Sole si ridurrà: e possiamo dedurre cosa, in tal caso, succederà. Ma potremmo anche fare in modo di non compiere la migliore simulazione di quel giorno, perché: finché si scioglie il cubetto nel bicchiere, può anche andar bene, ma se si scioglie la calotta polare, allora non tanto. Si pensi ora all’ondata di calore come a un vero sintomo, e si vedrà, ad esempio, quanto il cubetto può equivalere la calotta

Riconoscere il pericolo è solamente il primo passo

Inizialmente, anche senza avere nessuna nozione meteorologica o astronomica, può sorgere, alla lettura di questo capitolo qui sopra, spontanea una domanda, che è impossibile da non proferire almeno a se stessi, o al vicino di casa con cui si sta parlando del più e del meno, o ai parenti che dividono la tavola dove si festeggia qualche evento. Insomma, la domanda, che può diramarsi per molto, può essere al contempo così condensata:

Ma perché la temperatura aumenta? Che cosa succede? Se aumenta ancora, che cosa succederà?

Dovrebbe essere, oltre al mero interesse scientifico, la paura, a porre nelle condizioni necessarie a formulare la domanda. Se sul sito del Ministero della Salute, ad esempio, si legge che certe condizioni che ormai abitualmente sperimentiamo “possono rappresentare un rischio per la salute”, forse, senza accontentarci di esclamare “che caldo!” oppure “non c’è mai stato un caldo così!”, potremmo iniziare a chiederci se fra qualche anno, per iniziare, non sarà il mare a raggiungerci in città, e non noi cittadini a raggiungere il mare, o se addirittura non ci andremo in pieno inverno, senza cappotto, per una bella rinfrescata.

Il 22 luglio 2022, sulla rivista Advances in Atmospheric Sciences, è stata ufficialmente pubblicata una ricerca dell’Accademia Cinese delle Scienze, dove viene confermato dai ricercatori, preso in esame quanto successo nel 2021 in Nord America, che la causa principale delle ondate di calore è da identificarsi nelle emissioni di gas serra da parte dell’uomo. Quindi, come si direbbe, nulla di nuovo sotto il sole (sic!).

Oppure, volendo leggere la situazione da un’altra angolazione, potrebbe esserci invece un’ulteriore novità, ovvero gli studi prevedono che, alla situazione attuale e senza sostanziali migliorie, le ondate di calore potrebbero aumentare del 30% nei prossimi anni. Dice, uno dei ricercatori: “se non verranno prese misure appropriate, la probabilità che si verifichino ondate di caldo estremo aumenterà e avrà un ulteriore impatto sull'equilibrio ecologico, nonché sullo sviluppo sostenibile a livello sociale ed economico”. E possiamo aggiungere noi, per meglio specificare: “causare ulteriori decessi, di specie animale e umana”. 

Il cambiamento climatico incide sulla nostra salute

Prima, si è detto di pensare all’ondata di calore come a un vero sintomo di una patologia generale, e che in tal caso avremmo notato l’equivalenza fra il cubetto e la calotta. Ora, si vuole però dare qualche altra informazione, e per giunta di recente acquisizione, così da validare il ragionamento e non farlo apparire o improprio, o forzato, o, quel che è ancora peggio, assurdo.

Fra il 15 e il 17 luglio 2022, in Groenlandia, si è fusa e sciolta una quantità di ghiaccio tale da riempire, secondo i dati del NSIC (National Snow and Ice Data Center), 7,2 milioni di piscine olimpioniche. Si sono così prodotte sei miliardi di tonnellate di acqua al giorno, in un’isola situata al Polo Nord, con temperatura che toccava i 15 gradi. In quel dato momento, più o meno un mese fa, “in Groenlandia si poteva passeggiare con indosso solo un maglione”. Per rendere meglio l’assurda idea, se tutti i suoi ghiacci dovessero sciogliersi in acqua, il livello dei mari salirebbe di 7,5 metri: certi lidi perderebbero molti clienti. 

È vero che lo scioglimento completo dei ghiacci può stuzzicare molti palati, dati gli artici tesori. Ma arrivare ad averlo, il palato per gustarli, nella scala di importanza dovrebbe venire un poco prima. Oltre allo scioglimento dei ghiacci, infatti, il riscaldamento in continua ascesa e i conseguenti flussi anomali delle correnti atmosferiche, non possono che incrementare quei fenomeni che si spalleggiano l’un l’altro, e che vanno a colpire principalmente suolo e terreni da cui ricaviamo il necessario:

  • Siccità
  • Desertificazione
  • Incendi

Quindi, sebbene si parli di ghiacci, terreni ormai deserti, incendi di foreste o razionamenti idrici, si spera che la nostra morte non venga posta in lontana relazione con questi avvenimenti, che non sia quindi considerata solo conseguenza diretta ma anche indiretta. Il glaciologo Peter Wadhams disse: “perché il clima venga considerata una vera crisi, temo ci vorrà un gran numero di morti”. Vediamo, allora, di dargli un po’ di torto, perché un po’ di ragione ce l’ha, dato che è sempre lo stato di allerta che, in un qualche modo, ci salva.

“Le ondate di calore sono un fenomeno totalmente sociale”

Sopra si è parlato di paura, ma perché la paura può fare bene. Essa segnala il pericolo da cui ci si deve difendere o i momenti, e/o le condizioni, che con aiuto, calcolo, coraggio e sacrificio si vogliono e si possono superare. Ma le paure, individuali e collettive (che possono senz’altro combaciare), non vengono superate se dimenticate, rimosse o sottovalutate, ma solo se accettate e affrontate; e, se insieme, tanto meglio. Prima di superarle, al massimo, si può o cadere o resistere

Il discorso pare trito; ma l’emergenza epidemiologica Covid-19, per fare un esempio, ha creato quelle condizioni di cui sopra, per cui: la paura di chiunque diventa la paura di ognuno. E perché? Perché tutti, salvo qualche eccezione, si ha ogni giorno paura di morire; eppure, in un modo o nell’altro non ci si pensa e in un modo o nell’altro si continua. Poi però accade qualcosa, che ci riporta, alla mente, quel determinato, e preciso pensiero, il quale da ipotesi remota si trasforma in potenziale certezza, per giunta incombente: e allora si inizia a scalpitare come matti.

Come si diceva, singolarmente o collettivamente, si può o cadere o resistere. Se si è in gruppo e si cade, il tonfo è più pesante, ma se si resiste, la forza si moltiplica. Se Marcel Mauss dichiarava che “le ondate di calore sono un fenomeno totalmente sociale”, intendeva dire anche che un evento di simile portata pone in quelle condizioni per cui i governi e i suoi enti vengono messi alla prova, e dove affiorano in superficie, socialmente parlando, manchevolezze da colmare ma anche poteri nascosti.

Se le ondate di calore continueranno a imperversare (anche se non rimane molto spazio per il dubbio), noi cittadini, in proprio o con l’aiuto dei governi, possiamo anche aiutarci quando e laddove possibile, ma così andando le cose arriverà un momento in cui ciò non lo sarà più. Se quindi insieme si può far fronte a un’emergenza in atto, resistendovi, si può anche debilitarla o indebolirla, prevedendone mosse e strategie mettendovi contro le nostre. Si deve accettare che, un giorno, si potranno forse avere le forze per combattere la Crisi, va bene, ma a un prezzo decisamente troppo alto. Allora commerciamo, facciamo scendere già da ora questo prezzo, e facciamo i giusti affari.    

 

Articolo di Bruno Lusardi 

 

Fonti 

repubblica.it

repubblica.it (2)

lifegate.it

lifegate.it (2)

tg24.sky.it

lamma.rete.toscana.it

internazionale.it

 

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