Agenda 2030: l’Italia rischia di non raggiungere i suoi obiettivi

L’Agenda 2030 è un piano per lo sviluppo sostenibile creato dall’ONU, a cui hanno partecipato tutti i Paesi legati all’organizzazione, tra cui anche l’Italia.


Agenda 2030: obiettivi e speranze

Per far sì che questo piano prenda forma, sono stati scelti ben diciassette obiettivi da raggiungere entro il 2030, tutti improntati sullo sviluppo sia economico e sociale che ambientale.

Ogni paese aderente viene a questo proposito periodicamente esaminato (all’incirca una volta l’anno) per valutarne i progressi e soprattutto se questi sono in primis presenti.


Tra i diciassette obiettivi i più salienti sono:

  • Sconfiggere la povertà e la fame.
  • Assicurare salute, benessere e una buona educazione a tutti.
  • Assicurare energia sostenibile ed affidabile.
  • Assicurare lavoro e crescita in ambito economico.
  • Raggiungere modelli sostenibili di consumo e di produzione.
  • Proteggere e favorire in maniera sostenibile l’ecosistema.
  • Lottare contro il cambiamento climatico.


L’Italia a che punto si trova?

Come è stato detto, anche l’Italia ha preso parte a questo ambizioso e benefico progetto che tra poco meno di dieci anni arriverà al suo termine.

Nonostante gli sforzi e i fondi investiti in questo piano, l’Italia rischia di non raggiungere i suoi obiettivi entro il tempo limite del 2030: dei diciassette obiettivi prefissati, infatti, con grande probabilità riuscirà a raggiungerne appena tre. 

A cosa è dovuto questo dato così scoraggiante?


Italia: dati sicuri

Si può dire con certezza che tra gli obiettivi sicuramente raggiungibili entro il 2030 rientrano:

  • L’obiettivo n°2, inerente alla crescita di produzione alimentare in chiave ecosostenibile, volta a ridurre l’impatto ambientale e il cambiamento climatico.
  • L’obiettivo n°3, intento a diminuire il tasso di mortalità (in particolar modo interessato alla fascia 0-5 anni e agli incidenti stradali) e a rafforzare il sistema sanitario, sostenendo sviluppo e ricerca.
  • L’obiettivo n°16, che prevede lo sviluppo delle istituzioni giuridiche, con l’intento fondamentale di eliminare abusi, forme di violenza e sfruttamento.


Con un po’ di impegno possono essere realizzabili anche altri obiettivi tra i quattordici rimasti, come quello inerente all’abbandono precoce delle istituzioni volte all’istruzione (obiettivo 4), quello riguardante le energie rinnovabili (obiettivo 7) e quello relativo alla produzione di gas serra (obiettivo 13).

Su gli ultimi due obiettivi citati, è importante notare quando l’Italia si stia impegnando: con l’introduzione e lo sfruttamento dell’energia solare ed eolica è andata man mano diminuendo quella termoelettrica, che in grande percentuale fa leva su impianti a carbone e a gas.

Ma nonostante il discorso sia incoraggiante, i dati rilevati che sembrano abbastanza positivi non bastano: la procedura va abbastanza a rilento, ed è per questo che l’Italia rischia di fallire nel processo di decarbonizzazione.

Un discorso a parte meritano invece gli obiettivi che con grande probabilità l’Italia non riuscirà a portare a termine, tra i quali spicca il più importante, ovvero l’obiettivo 1, che riguarda l’eliminazione dell’esclusione sociale e la povertà.

Come funzionano i crediti di carbonio per raggiungere l'obiettivo zero emissioni? 

 

È pur vero che alla fine del progetto perpetuato dall’ONU mancano appena otto anni, ma basteranno all’Italia per soddisfare un incoraggiante numero di obiettivi? 

 

Articolo di Martina Migliaccio 

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