Dai che cambio cellulare! Ma sei così sicuro?

Quante volte hai pensato: “Woooow, è uscito il nuovo modello dell’IPhone! Quanto è bello! Non posso non averlo. Quasi quasi me lo compro!”. E così, nel battito di un click ce l’hai nel carrello.

Ma aspetta. Un cellulare ce l’hai già. Funziona ancora bene. Forse la batteria ha iniziato a fare cilecca, ci mette tanto a caricare. Ma comunque l’hai comprato di recente.

Due anni fa? Il tuo “vecchio” cellulare ha solo due anni ed è già senza vita. Riposa nel cassetto della tua scrivania insieme a tante cianfrusaglie inutili. Hai comprato un nuovo smartphone! D’altronde non potevi lasciarti sfuggire quel piano tariffario così favorevole. È stato un affare. 

Invece, non è stato un affare. O meglio, non per l’ambiente. Lo sai che un cellulare inquina? Ha un impatto negativo sul nostro ambiente. L’estrazione delle materie prime dei suoi componenti in primis.

Per capire di più, conosciamo insieme i metalli che compongono il nostro smartphone. Approfondiamo poi l’impatto che l’estrazione delle materie prime ha sul nostro ambiente. E per finire? Una panoramica delle possibili soluzioni per la salvaguardia dell’ambiente.

Cosa c’è dentro ai nostri cellulari?

Sicuramente stai pensando: “Ci sono piccolissimi cavetti, c’è una carta sim, ci sono tanti micro chip, c’è una piccola macchina fotografica e c’è un vetro per il touch-screen.” Esatto.

E sai da cosa sono composti questi elementi? Da metalli. Tantissimi metalli. Tra cui il conosciuto oro. E ancora l’argento e lo stagno. Altri hanno dei nomi strani come il praseodimio.

Gli esperti dicono che sono tre i metalli più comuni in uno smartphone. 

  • Il ferro (20%). Usato negli altoparlanti, nei microfoni e nei telai in acciaio inossidabile.
  • L’alluminio (14%). Usato come alternativa leggera all'acciaio inossidabile e per produrre il vetro resistente degli schermi degli smartphone.
  • Il rame (7%) per i cavi elettrici.

Poi c’è una piccola percentuale pari all’1% che è composta da metalli delle terre rare. Chiamati così perché sono appunto rari in natura.  Non si trovano da soli, ma devono essere separati da altri elementi. Spesso sono usate tecniche invasive che prevedono l’uso ad esempio di acidi con la conseguente produzione di grandi quantità di rifiuti altamente tossici.

L’esempio più grave è Il lago di Baotou, tra la Cina e la Mongolia. È stato creato dall’uomo nel 1958 per raccogliere i rifiuti tossici delle operazioni di estrazione e lavorazione dei minerali rari,

Ma anche l’estrazione degli altri metalli ha un costo ambientale così alto? Vediamo insieme.


L’estrazione dei metalli chiave di uno smartphone

Abbiamo detto che  il ferro, l’alluminio e il rame sono i metalli più comuni in un cellulare.

Tuttavia, l’estrazione di questi minerali produce enormi volumi di rifiuti solidi e liquidi che di solito sono immagazzinati in vaste strutture poco sicure adiacenti ai punti di estrazione. Le fuoriuscite di residui minerari sono molto comuni. 

Basta ricordare cosa è successo nel novembre del 2015 quando la miniera brasiliana di ferro a Minas Gerais è crollata. Un totale di 33 milioni di metri cubi di rifiuti ricchi di ferro sono finiti nel fiume Doce. I rifiuti hanno inondato i villaggi locali uccidendo 19 persone e hanno viaggiato per 650 km fino a raggiungere l'Oceano Atlantico 17 giorni dopo. Il villaggio di Bento Rodrigues è stato sepolto da fanghi tossici.

Questo è stato solo uno dei 40 episodi di fuoriuscite di residui minerari che si sono verificati nell'ultimo decennio.

E adesso parliamo dell’estrazione di altri due metalli del nostro cellulare: l’oro e lo stagno.

L’estrazione dell’oro è responsabile della devastazione ecologica dell’Amazzonia peruviana e delle isole tropicali dell’Indonesia. Essa genera anche rifiuti ricchi di sostanze tossiche come il cianuro e il mercurio. Due sostanze che se finiscono nell’acqua potabile la contaminano. Con gravissime conseguenze per l’ecosistema e la salute umana.

Un terzo della fornitura mondiale di stagno proviene dai mari che circondano le isole indonesiane di Bangka e Belitung. In che condizioni pensi che sia il fondale marino che circonda le isole? Pieno di pesci tropicali e corallo? Tutt’altro. L’ecosistema dei fondali marini è completamente distrutto dal continuo drenaggio per cercare la sabbia ricca di stagno. Le ripercussioni negative sull’industria della pesca hanno causato gravi problemi economici e sociali alle comunità di queste isole indonesiane. 



Ci sono soluzioni?

Sì, sempre. Ci sono sempre soluzioni.

Prima di tutto, i produttori di cellulari dovrebbero cercare di aumentare la durata della vita dei device, producendo modelli più resistenti. Se si considera che il consumatore medio cambia il cellulare ogni 2 anni, e nel 2021 sono stati venduti 1,5 miliardi di smartphone nel mondo, la quantità di rifiuti tecnologici che si genera è notevole.
Per non parlare dell’emissione di gas a effetto serra che causa il riscaldamento globale. Questa diminuirebbe se un cellulare durasse 3 anni e mezzo invece che 2. 

Poi bisognerebbe rendere più semplice il riciclaggio dei cellulari. Il 96% dei materiali sono recuperabili ma solo il 15% degli smartphone viene riciclato. Il restante, finisce nel cassetto o viene buttato nella discarica. ll riciclo di un singolo apparecchio evita ogni anno l’emissione di 0,8 kg di CO2 e il risparmio di 1 Kwh di energia.

Infine, noi consumatori dovremmo avere un comportamento più consapevole verso il nostro cellulare. Considerarlo come un una risorsa preziosa che comporta un enorme carico ambientale e non solo come un oggetto di status, usa e getta. 


Articolo di Valentina Decio 


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Fonti 

theconversation.com
corriere.it
ansa.it
smartphonology.it

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