Crediti di carbonio, la strategia della Green Economy

La salute del nostro pianeta dipende da ognuno di noi: c’è bisogno di persone, energie e tempo per contribuire all’azione sul clima. La tematica non è più confinata ai grandi meeting internazionali o al mondo tecnico-scientifico, ormai è all’ordine del giorno, soprattutto per le aziende.


La grande sfida al cambiamento climatico ha imposto al mondo delle imprese, e non solo, di immaginare un nuovo mercato direzionato verso la cosiddetta ‘carbon neutrality’. L’utilizzo di energie pulite per ridurre le emissioni di Co2 è una strategia conosciuta, a volte però adottare politiche Green diventa fisicamente impossibile o finanziariamente irrealizzabile ed è qui che entrano in gioco i crediti di carbonio.


Cosa sono esattamente i crediti di carbonio?

I crediti di carbonio, o carbon credits, sono uno strumento finanziario utilizzato nelle strategie aziendali per la lotta all’inquinamento, compensando le emissioni residue dei gas serra. Sono titoli negoziabili, che seguono la logica dell’ “uno vale uno”: un titolo di carbonio equivale ad una tonnellata di CO2 non emessa o assorbita.

Ad esempio, una tonnellata di gas serra, sprigionata da un giacimento petrolifero in Europa, viene bilanciata dalla rimozione della stessa quantità di Co2, grazie all’energia prodotta da un parco solare in Asia. 


La produzione di energia da una fonte rinnovabile, al posto di combustibili fossili, avrebbe così generato i crediti di carbonio. Per ogni tonnellata di CO2 non immessa nell’atmosfera viene rilasciato un credito, che le aziende altamente inquinanti possono successivamente acquistare per compensare l’impatto ambientale delle loro attività. Il denaro speso per l’acquisto, supporta progetti internazionali di sviluppo sostenibile e altre iniziative di tutela ambientale come la decarbonizzazione attraverso la protezione delle foreste, soprattutto nelle aree povere e disagiate del Pianeta.


I crediti di carbonio sono stati introdotti per la prima volta con l’approvazione del protocollo di Kyoto. L’entrata in vigore nel 2005 ha permesso di adottare un nuovo meccanismo finanziario in grado di compensare gli effetti delle emissioni che altrimenti non sarebbero state ridotte. I crediti di carbonio sono considerati uno dei capisaldi della "Climate Finance”, che incoraggia la transizione verso uno sviluppo sostenibile, promuovendo progetti e programmi di mitigazione e di adattamento ai cambiamenti climatici.

L’ azzeramento dell’impatto delle attività aziendali è difficilmente realizzabile, ma i progetti in grado di eliminare parte della CO2 dall’atmosfera si possono riassumere nei seguenti macro argomenti:

  • Energie rinnovabili
  • Gestione risorse idriche
  • Efficientamento energetico
  • Agricoltura smart
  • Gestione sostenibile dei rifiuti
  • Riforestazione o riduzione della deforestazione


  • Come funzionano e come si possono ottenere?

    In primo luogo vengono misurate le emissioni di Co2 prodotte da un’azienda, secondo gli standard internazionali di certificazione creditizia quali, per esempio Clean Development Mechanism (CDM) e Gold Standard (VCS). In seguito, l’impresa può decidere come intervenire, riducendo quanto più possibile le emissioni e convertendo la parte rimanente in carbon credits. A questo punto i crediti di carbonio vengono certificati da associazioni internazionali e le aziende possono ricorrere a questi strumenti per promuovere progetti di sostenibilità ambientale nei Paesi in via di sviluppo. I crediti di carbonio acquistati da un’azienda vengono “tracciati” su specifici registri, per evitare che un credito utilizzato per un’ attività di compensazione e possa essere venduto più volte.


    Tutti gli standard dei crediti di carbonio, fanno riferimento a requisiti di elegibilità, definiti dal Clean Development Mechanism (CDM). Perché i Crediti di Carbonio siano certificabili, devono possedere dei requisiti necessari:

    • Realtà: le riduzioni di Co2 sono realmente avvenute.
    • Addizionalità: i crediti di carbonio rappresentano riduzioni di emissioni che altrimenti non si sarebbero verificate.
    • Permanenza: le emissioni ridotte o evitate devono durare nel tempo.
    • Misurabilità: le riduzioni delle emissioni si calcolano con rigore scientifico.
    • Evitare il ricollocamento: la generazione di crediti di carbonio non deve generare emissioni altrove. 
    • Rispetto e salvaguardia sociale e ambientale: la generazione di crediti non deve violare alcuna legge sociale o ambientale.


    Il mercato volontario dei crediti di carbonio

    L’acquisto volontario di crediti di carbonio da parte di aziende inquinanti si sta diffondendo su larga scala. La grande sfida al cambiamento climatico ha imposto al mondo delle imprese di rivalutare il ruolo della compensazione volontaria. Il valore economico dell’investimento volontario da realizzare per compensare l’emissione prodotta viene calcolato in relazione al prezzo di mercato dei crediti di carbonio. Valore quest’ultimo variabile nel tempo e condizionato da molteplici aspetti: il prezzo minimo del credito di carbonio nel mercato volontario può variare da 8.20€/tCO2e per progetti di efficienza energetica a 13€/tCO2e per progetti forestali (dati aggiornati al 2021).


    Nonostante il valore di questo strumento, la compensazione volontaria dei crediti di carbonio è al centro di un discusso dibattito sulla loro utilità. Per i critici del sistema, infatti, non esiste un meccanismo veramente valido e sicuro di controllo, per questo il mercato è stato inondato da crediti di scarsa qualità che non rappresentano una reale riduzione delle emissioni. 

    Il funzionamento del mercato dei crediti di carbonio poggia su un concetto tecnico, ma di vitale importanza: l’addizionalità. La compensazione delle emissioni può ritenersi valida unicamente se le entrate garantite dalla vendita dei crediti hanno un peso determinante nella fattibilità del progetto e di conseguenza nella sua attività di mitigazione delle emissioni di CO2.


    Con l’acquisto di crediti di basso valore, le aziende si garantirebbero una licenza per continuare a inquinare, al contempo vantando le proprie credenziali green nei confronti dell’opinione pubblica. Secondo un recente studio dell’University College London, oggi ci sarebbero in circolazione fino a 700 milioni di crediti non addizionali.


    I rischi di speculazione da una parte e limiti sui controlli dei certificati verdi dall’altra, non hanno permesso ai crediti di carbonio di raggiungere lo scopo per il quale sono stati creati. Ma tra le tante articolate operazioni di Greenwashing, il valore di questo strumento è reale se si scelgono progetti di qualità che rispettino l’impegno alla lotta per il cambiamento climatico.

     

    Articolo di Joyce Donnarumma

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