Effetto Amazon: qual è il costo della velocità?

Così viene definito il successo di Jeff Bezos, che ha stravolto le regole di vendita degli e-commerce.

A distanza di tempo dall’incremento della vendita on line e quindi tramite spedizione, l’Effetto Amazon sta cambiando i nostri stili di vita oltre al nostro modo di acquistare. Una rivoluzione, certo, ma ci chiediamo quali sono le conseguenze e soprattutto quali sono i numeri sull’impatto ambientale?

 

La pratica di acquisto è davvero semplice: si effettua l'ordine da casa, una volta ricevuto il prodotto acquistato viene predisposto per la spedizione, generalmente già dal giorno dopo parte per raggiungere il suo acquirente, monitorato tramite un algoritmo che ottimizza la consegna. Quello che spesso non conosciamo è il funzionamento complesso della filiera che va dalla fabbrica di produzione, fino ai magazzini dell'azienda che vende al dettaglio. Infatti, per contenere i costi della merce in stallo nel magazzino devono consegnare il più velocemente possibile, così da lasciare i depositi vuoti, fino a quando non saranno stracolmi di nuova merce che velocemente arriverà ai nuovi acquirenti. Una catena ciclica, che richiede l'impiego di mezzi, come gli aerei decisamente più rapidi o di furgoni che viaggiano anche se non a pieno carico e che esercita una pressione competitiva sulla distribuzione fisica. Un costo non solo economico e sociale, ma anche ambientale.

 

E-commerce e ambiente

Sembrerebbe che e-commerce e tutela dell’ambiente non possano andare d’accordo. A volte ci troviamo ad aprire pacchi che contengono altri pacchi, oltre agli altri materiali da imballaggio, che spesso non possono essere recuperati: pensiamo al nastro adesivo sul cartone che viene separato in fase di riciclo, ma non recuperato. Anche i resi dei prodotti gravano sull’ambiente, in quanto i pacchi viaggiano due volte e spesso finisco tra gli oggetti invenduti. Stando ai dati della National Retail Federation, tra il 2010 e il 2015 i resi sono aumentati del 66%, specie nel campo dell’abbigliamento. Per la stessa logica di abbattere i costi di magazzino, la merce, se non rivenduta in breve tempo, potrebbe andare distrutta. L’impronta ambientale generata da Amazon lo scorso anno è stata di 44,4 milioni di tonnellate di CO2, pari all'impronta ecologica dell'intera Svezia. A luglio 2019 il trasporto aereo di Amazon è cresciuto del 30% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

 

Tuttavia Amazon sta lavorando a progetti rivolti alla tutela ambientale, come Shopping on Container, che prevede l’invio dei prodotti senza imballaggi o l’ambizioso progetto Shipment Zero che, secondo le previsioni, dovrebbe arrivare nel 2040 ad utilizzare solo energia da fonti rinnovabili, azzerando così le emissioni.

L’intera filiera dell’e-commerce sembra avvicinarsi ai temi della tutela ambientale. Noi come sempre siamo spettatori, ma con le nostre scelte siamo anche parte del cambiamento.

Articolo di Joyce Donnarumma

 

Fonti

hdblog.it 

economyup.it 

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