Quando la tecnologia sporca il mare

Oggi vogliamo avere oggetti che sono sempre più tecnologici, innovativi e di ultima generazione. Pensiamo al nostro smartphone, tablet e computer. E ancora, alla nostra automobile e al nostro nuovo forno a microonde.

Viviamo in un mondo tecnologico, e con il termine tecnologia si intende: l’applicazione di conoscenze scientifiche volte alla creazione di oggetti che migliorano la condizione di vita dell’uomo.

Ma i device tecnologici migliorano davvero la nostra vita? Certo che la migliorano, ma non esistono soluzioni a costo zero. E chi paga il costo più alto è il nostro ambiente.

Il consumismo sfrenato di prodotti tecnologici, con acquisti immediati e molte volte non necessari, ha un impatto negativo sul nostro ecosistema. Specialmente se questi ultimi non vengono correttamente riciclati una volta smessi di usarli.

L’industria tecnologica produce un volume altissimo di emissioni che inquinano l’aria. Secondo il ministro Roberto Cingolani: "La digitalizzazione è una tecnologia fantastica ma non è gratis energeticamente: le sue emissioni di CO2 sono il doppio del trasporto aereo".

E ancora, il consumismo sfrenato legato all’industria tecnologica ha dato vita a nuove discariche, spesso illegali, di e-waste ovvero di rifiuti elettronici.
Un numero altissimo di vecchi cellulari, cavi e oggetti tecnologici che, se non vengono smaltiti correttamente o riciclati, spesso iniziano un viaggio verso l’Africa. Continente in cui si trovano le principali discariche a cielo aperto di rifiuti tecnologici. 

Ma non solo, anche i nostri mari subiscono le conseguenze del progresso tecnologico della nostra società. Vediamo insieme di cosa si tratta. 


L’inquinamento del mare 

Il mare ricopre circa il 71% della superficie terrestre. La maggior parte dei rifiuti prodotti dal consumismo dell’uomo finisce in un modo o nell’altro nel mare. 

Sacchetti, bottiglie, imballaggi e tanto altro che causano gravi danni per la salute delle acque, della vita marina e vegetale ma anche dell’uomo.

L’inquinamento del mare comporta:

  • la perdita di tantissime specie marine che muoiono perché ingeriscono materiali di plastica o perché vengono a contatto con sostanze nocive che l’uomo butta nelle acque;

  • l’impoverimento delle risorse ittiche e di conseguenza, di quei popoli che basano l’economia sulla pesca;

  • ingenti danni al turismo. I turisti non vanno in vacanza dove il mare è inquinato.

  • Ma quali sono le principali fonti di inquinamento marino provocate dal progresso tecnologico? Vediamone alcune insieme.

  • La plastica. Ogni anno, nel mondo, dai 4 ai 12 milioni di tonnellate di plastica finiscono nel nostro mare. L’80% dell’inquinamento del mare è proprio dovuto a questo materiale che purtroppo viene poco riusato. Infatti, è riciclato solo il 20% della plastica prodotta al mondo. Il materiale quando finisce nel mare, si deposita sui fondali. Le specie marine lo confondono come cibo, così lo ingeriscono e muoiono soffocate. Nel mare ci sono anche le dannose microplastiche, originate principalmente dall’abrasione dei pneumatici.

  • Scarichi industriali. Le industrie, specialmente quelle nei paesi in via di sviluppo, scaricano illegalmente solventi, metalli pesanti e solfati nelle acque di fiumi e di mari. Il risultato? Gravissimi danni all’ecosistema marino e alla salute dell’uomo. 

  • Petrolio. Nel 2001 una petroliera ha perso 600 mila litri di carburante vicino alle Isole Galapagos provocando uno dei più grandi disastri ecologici della storia. L’equilibrio ambientale di una delle aree più belle e incontaminate del pianeta è stato altamente compromesso. Ad esempio, nell’anno successivo all’incidente la popolazione delle iguane che vive sulle isole, si è ridotta del 62%. Il petrolio se riversato nei nostri mari è altamente nocivo.

  • Ma allora il progresso tecnologico è davvero sostenibile? Sicuramente il binomio tecnologia-ambiente è un tema sempre più attuale. Le grandi case produttrici e i players mondiali sono sempre più attenti all’impatto ambientale delle loro azioni.

    Ma senza dubbio, è fondamentale sviluppare un sistema di educazione civica ed ambientale per educare le nuove generazioni al rispetto e alla tutela dell’ecosistema.

     

    Articolo di Valentina Decio

     

    Fonti

    nieddittas.it
    sciencedirect.com
    edinburghsensors
    meteoweb.eu

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