Car e bike sharing: binomio perfetto della mobilità sostenibile?

Un nuovo (ma da molti inesplorato) approccio allo spostamento urbano: le auto e le bici condivise.

È un fenomeno sempre più frequente nelle nostre città, ma effettivamente riduce il traffico e l’inquinamento automobilistico? Funziona bene solo nelle grandi città? Queste sono soltanto alcune domande alle quali cercheremo di rispondere in questo articolo. 

 

Car sharing pro e contro 

Oltre il bike sharing, esiste l’opportunità di servirsi delle auto condivise: in modo analogo alle bici, è possibile infatti utilizzare delle auto parcheggiate presenti in città (o nelle apposite stazioni di ricarica) per eventuali spostamenti, consentendo al cittadino di non avere a carico un’auto di proprietà, risparmiando così tutti i relativi costi di mantenimento di una vettura a proprio carico. 

E’ anche vero però che non sempre è presente un’auto nelle vicinanze della nostra abitazione o vicino al punto nel quale ci troviamo, pertanto risulta essere un’opzione non sempre sicura e garantita, date le necessità che la nostra società ci impone. 

“Facendo due calcoli, risulta evidente che questo servizio permette di migliorare l’impatto ambientale: minori emissioni, traffico e inquinamento. Aumenta inoltre la sicurezza stradale, perché queste moderne vetture son dotate di dispositivi di sicurezza migliori e più affidabili. Oltre ai risparmi sopracitati, ecco che si presentano ulteriori privilegi: uso delle corsie preferenziali, accesso gratuito alle ZTL e possibilità di circolazione anche in periodi di blocco del traffico.” è ciò che afferma il sito motorage.it 

Sempre per quest’ultimo, i seguenti sono i “contro” del servizio: “essendo un’auto condivisa, deve essere lasciata al parcheggio da cui si è prelevata. Il problema è che i punti di consegna non sono ancora molto diffusi e il più delle volte sono lontano dal centro. La scarsa fruibilità è un altro punto a sfavore: l’auto va prenotata con anticipo specificando il tempo di utilizzo. Impossibile quindi organizzarsi all’ultimo momento e prendere la macchina appena ci serve. Infine, non essendo una macchina di nostra proprietà, si deve evitare qualsiasi tipo di personalizzazione”.

 

Sostituisce i mezzi pubblici o è un ausilio di essi?

È molto semplice prendere in prestito una bici o un’auto per diversi spostamenti urbani: occorre essere registrati nella apposita app per poter accedere al veicolo o alla bicicletta e raggiungere comodamente delle zone che presumibilmente non possono essere raggiunte con facilità dalle fermate dei mezzi pubblici: questa è una delle qualità principali del car e bike sharing, che in diversi casi non va inteso come un radicale sostitutivo dei mezzi pubblici o privati, anche per via dei prezzi competitivi con i bus; pertanto non è semplice affermare se questo nuovo approccio riduca l’utilizzo di veicoli privati o pubblici e di conseguenza le emissioni inquinanti.

Occorre precisare che ad esempio, nel caso del bike sharing esistono due modalità di godimento del servizio: quella a flusso libero, ovvero preleviamo la bici in una zona qualsiasi della città, successivamente dopo averla utilizzata lasciamo la bici nel posto dove ci troviamo; 

oppure il docking station, che ci consente di ritirare la bici dalla stazione principale, per poi riportarla in stazione dopo aver usufruito del servizio. 

È chiaro che il bike o il car sharing hanno una riuscita differente, a seconda del luogo in cui vengono utilizzate: se in una grande o in una piccola città.

 

Grandi e piccole città

Se abiti in una grande città, senz'altro ti sarà capitato di osservare che in diverse zone sono parcheggiate delle biciclette pronte ad essere utilizzate per spostamenti personali. 

Una grande città avendo molti abitanti, non ha il problema di avere pochi utenti che usufruiscono del servizio, dunque il circuito economico che ne deriva non subisce delle perdite in termini finanziari.

Tuttavia se il bike sharing viene impiegato anche in città medio-piccole, subentrano in gioco diversi fattori, sia economici che di praticità, in quanto essendoci un numero esiguo di persone, c’è la possibilità che gli utenti che fruiscono del servizio siano ben pochi, scoraggiando di conseguenza i relativi investimenti, che il più delle volte vengono fatti da privati. 

In conclusione possiamo sostenere che il bike sharing è un servizio che varia a seconda della zona nella quale lo si utilizza, tuttavia in linea di massima potrebbe portare ad un cambiamento in positivo delle nostre abitudini, sia a livello salutare che ambientale, soprattutto se le amministrazioni dei centri urbani se ne facessero carico agendo in sinergia con altri mezzi di trasporto. 

Articolo di Michele Fiori 

 

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