Il compito delle tecnologie digitali nel realizzare una società più giusta e sostenibile

L’utilizzo sconsiderato della tecnologia moderna sta disturbando l’equilibrio della natura e ha creato delle crisi ecologiche non indifferenti. Tornare indietro è impossibile, ma invece è possibile considerare la tecnologia non soltanto in maniera negativa? Cerchiamo di capirlo meglio in questo articolo. 

Se non possiamo tornare indietro nel tempo e non possiamo immaginare un mondo senza tecnologia, possiamo sempre migliorare il mondo che ci circonda facendo delle scelte che vadano a vantaggio di tutti e non solo di una parte della popolazione. 

Pensiamo ad esempio all’applicazione della tecnologia di stampo coloniale in molti paesi definiti sottosviluppati o in via di sviluppo: in molti casi, ha portato devastazione ambientale, impoverimento della popolazione; quindi esclusione sociale e non inclusione. 

Predicare bene e razzolare male: l’applicazione della tecnologia tiene conto di tutti?

Sembrerebbe che chi ha potere decisionale nell’economia e nel mondo in generale, si stia accorgendo sempre più che il nostro ambiente non gode di buona salute, perciò assistiamo in maniera crescente a diverse sollecitazioni da parte di chi ci governa, volte a sollecitare una condotta ambientalista della popolazione in generale: si incoraggia il cittadino a consumare sempre meno plastica, ad attuare la raccolta differenziata dei rifiuti, ad acquistare auto elettriche e via dicendo. 

In egual modo però, assistiamo costantemente ad una devastazione ambientale incontrollata, a spese militari esagerate, alle nostre campagne prese d’assalto da pale eoliche e pannelli solari, che dunque sottraggono terreni all’agricoltura, al pascolo del bestiame, e addirittura, le bollette dell’energia elettrica anziché diminuire, aumentano notevolmente. 

Indubbiamente tale metodo di sviluppo tecnologico non crea benefici che vanno a vantaggio di tutti e non abbatte le diseguaglianze tipiche della nostra società, inasprite dalla crisi pandemica. 

Ma più nel dettaglio, le tecnologie digitali che imperano attualmente nella nostra società, potenzialmente possono contribuire a rendere un mondo più equo e sostenibile?


Il ruolo delle tecnologie digitali per un mondo migliore

Ultimamente se ne discute sempre più e sicuramente la tecnologia digitale è destinata a giocare un ruolo sempre più incisivo ed importante nel costruire una società forse più sostenibile. 

Sono parecchi gli studi e le analisi portate avanti da diverse organizzazioni e istituzioni che cercano soluzioni nella tecnologia digitale per ridurre i danni provocati dall'uomo e riporre un’aspettativa valida nell'ecologia, come ad esempio gli studi elaborati da The European house-Ambrosetti, che in tema di sostenibilità ambientale ha sviluppato dei piani strategici in relazione al cambiamento climatico e l’utilizzo delle nuove tecnologie. 

Partiamo da un presupposto che forse può risultare ovvio: siamo del parere che una tecnologia digitale che risolva tutti i problemi ambientali ancora non sia stata inventata e che forse mai esisterà; ma pensare ciò, non significa assolutamente essere nemici delle tecnologie digitali, al contrario riteniamo che una serie di sinergie tra varie tecnologie digitali, potrebbe portare a dei miglioramenti, anche abbastanza significativi, come diverse idee proposte suggeriscono: 

 

  • Energia solare ed eolica accessibile a tutti
  • Sensori che identifichino puntualmente e precisamente le perdite degli acquedotti, riducendo così gli sprechi d’acqua.
  • Ottimizzare l’impiego delle rinnovabili tramite intelligenza artificiale. 
  • Utilizzo sempre più diffuso degli Smart Meter, ovvero dei contatori o misuratori intelligenti che consentono di ottenere dati precisi di consumo dell'energia elettrica, del gas e dell'acqua corrente.

 

Insomma, una tecnologia che serva all’uomo per vivere meglio, per lavorare meglio, per realizzarsi meglio e per rispettare l’ambiente è possibile.

Ed è sempre valido un vecchio proverbio indiano che sostiene che la terra non è un’eredità avuta dai nostri genitori, ma un prestito avuto dai nostri figli. 

 

Articolo di Michele Fiori 

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